Romano Canavese: cosa vedere nel borgo della Torre e del ricetto medievale
Romano Canavese è un piccolo centro piemontese della Città metropolitana di Torino, situato poco distante da Ivrea, nel paesaggio dell’Anfiteatro Morenico. È un borgo ancora poco conosciuto, ma conserva testimonianze di una storia lunga più di duemila anni: le tracce dell’insediamento romano, il ricetto medievale, la Torre Quadrata, le chiese e i palazzi nobiliari.
Passeggiando per il centro storico si incontrano architetture appartenenti a epoche differenti, unite a tradizioni popolari ancora vive. Il Carnevale con i suoi fagioli grassi, la festa patronale di San Prospero e le iniziative culturali dedicate al Liberty raccontano un paese che continua a custodire la propria identità.
Scopriamo allora cosa vedere a Romano Canavese, ripercorrendone la storia e le curiosità più interessanti.
Romano Canavese
La storia di Romano Canavese, dalle origini romane al Medioevo
Secondo gli storici locali, le origini di Romano Canavese risalirebbero al 143 a.C., quando nell’area venne istituito un accampamento militare romano durante gli scontri contro i Salassi, popolazione di origine celto-ligure insediata tra il Canavese e la Valle d’Aosta.
Il nome del paese richiamerebbe proprio questa antica presenza romana. Nella campagna a sud del centro abitato sono state individuate tracce della centuriazione, il sistema con cui i Romani suddividevano e organizzavano i territori agricoli. Anche l’incrocio delle strade che collegano Romano ai centri vicini conserverebbe l’impostazione del cardo e del decumano.
Durante l’Alto Medioevo il paese sembra aver assunto un ruolo importante nel controllo del territorio. Una tradizione storiografica locale racconta che Carlo Magno avrebbe tenuto nei pressi delle sue mura uno dei cosiddetti Campi di Maggio, le assemblee durante le quali il sovrano riuniva i grandi del regno franco per discutere questioni politiche, amministrative e militari.
Intorno all’anno Mille il castello, il borgo e il territorio di Romano Canavese appartenevano a un feudo sottoposto all’autorità del vescovo di Ivrea. Il paese occupava una posizione strategica all’interno del Canavese, in un’epoca in cui molti degli insediamenti oggi presenti nell’Anfiteatro Morenico non si erano ancora sviluppati.
La Rivolta dei Tuchini e la distruzione del castello
Nel XIV secolo anche Romano Canavese venne coinvolto nella Rivolta dei Tuchini, una serie di sollevazioni popolari che interessarono diversi territori del Canavese.
I protagonisti furono soprattutto contadini e abitanti delle comunità rurali, esasperati dalle tasse e dagli obblighi imposti dalle famiglie nobili. La rivolta, iniziata nella seconda metà del Trecento, assunse caratteristiche diverse a seconda delle zone coinvolte e viene ancora ricordata nella narrazione storica del Carnevale di Ivrea.
Durante quei drammatici avvenimenti il castello di Romano venne distrutto. Dell’antica fortificazione rimase in piedi soltanto una torre, diventata nel tempo il simbolo del paese.
Nel Basso Medioevo il controllo del territorio romanese continuò a essere conteso tra il vescovo di Ivrea e i Savoia. Tra le famiglie nobili più influenti figuravano gli Orengiano e i conti di San Martino, la cui presenza è ricordata anche dagli edifici signorili del centro.
Romano si distinse inoltre nell’arte della stampa. Alcuni stampatori originari del paese operarono tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento in importanti centri europei come Venezia e Lione, partecipando alla diffusione di una delle innovazioni culturali più decisive dell’epoca.
Una fortezza contesa tra Francesi e Spagnoli
Nel XVI secolo Romano Canavese fu coinvolto negli scontri tra gli eserciti francesi e spagnoli per il controllo del Piemonte.
Le descrizioni dell’epoca restituiscono l’immagine di una fortezza ben difesa, protetta da mura, fossati, torri e ponti levatoi. Il borgo medievale era organizzato per resistere agli assedi e gli accessi potevano essere chiusi in caso di pericolo.
Nei secoli successivi il paese venne coinvolto anche nelle guerre combattute dai Savoia contro le potenze straniere. La posizione lungo le direttrici che univano Torino, Ivrea e la Valle d’Aosta continuava infatti ad avere una notevole importanza strategica.
Ancora oggi il ricetto, le porte fortificate e la Torre Quadrata permettono di immaginare l’aspetto del borgo quando Romano era un centro protetto e difficilmente accessibile.
La Battaglia del Chiusella e l’età napoleonica
Un altro episodio importante della storia locale è la Battaglia del Chiusella, combattuta il 26 maggio 1800 durante la guerra della Seconda coalizione.
Le armate francesi, guidate dal generale Jean Lannes, si scontrarono con le forze austro-piemontesi che tentavano di impedire il passaggio del torrente Chiusella. Lo scontro si inseriva nella campagna militare di Napoleone Bonaparte in Italia e precedette la celebre battaglia di Marengo.
L’episodio venne rappresentato in un dipinto conservato nelle collezioni di Versailles. Tra le figure locali legate agli avvenimenti viene ricordato Giacomo Pavetti, originario di Romano Canavese e ufficiale dell’esercito napoleonico.
A questo periodo è collegato anche il vecchio ponte situato lungo l’antica strada che univa Torino alla Valle d’Aosta, testimonianza del ruolo del paese lungo una delle principali vie di comunicazione del territorio.
Romano Canavese e la tradizione della seta
Tra il XVIII e il XIX secolo Romano Canavese fu conosciuto anche per la lavorazione della seta.
L’allevamento dei bachi era diffuso in numerose famiglie. Le foglie di gelso, indispensabili per nutrire gli insetti, venivano raccolte nelle campagne, mentre le stanze delle case ospitavano i graticci utilizzati durante la crescita dei bachi e la formazione dei bozzoli.
La produzione della seta costituiva un’importante integrazione al reddito agricolo. Era un’attività domestica che coinvolgeva intere famiglie e seguiva i ritmi delle stagioni.
Lo sviluppo della ferrovia Chivasso-Ivrea, a metà del XIX secolo, finì però per lasciare Romano ai margini dei principali collegamenti commerciali. Il paese attraversò così un lungo periodo di declino economico e demografico.
La crescita industriale del Canavese e, in particolare, lo sviluppo dell’Olivetti a Ivrea contribuirono nel Novecento a offrire nuove opportunità di lavoro agli abitanti dell’area. Romano Canavese entrò nella rete sociale ed economica costruita intorno alla grande impresa, condividendo il rilancio di molti centri vicini.
Cosa vedere nel centro storico di Romano Canavese
Il centro storico è uno dei più interessanti e meglio conservati di questa parte del Canavese. Il modo migliore per scoprirlo è percorrerlo a piedi, entrando nel ricetto e proseguendo tra strade acciottolate, cortili e palazzi signorili.
L’antico nucleo fortificato conserva la Porta Nord, sulla quale sono ancora riconoscibili tracce del ponte levatoio, e la Porta Meridionale, addossata a una torre in pietra e alla chiesa di Santa Marta.
Lungo le strade si incontrano edifici settecenteschi, case rurali, portali e palazzotti appartenuti alle famiglie più importanti del paese. L’insieme non ha il carattere monumentale dei grandi centri piemontesi, ma offre una lettura autentica della storia locale.
Tra gli edifici da osservare figura Villa Bocca, residenza neoclassica realizzata dalla famiglia Viotti nella prima metà dell’Ottocento. Il suo stile introduce nel borgo un linguaggio architettonico diverso da quello medievale e barocco predominante.
La Torre Quadrata, simbolo di Romano Canavese
La Torre Quadrata è il monumento più riconoscibile di Romano Canavese. Si trova isolata su una collina morenica ed è ciò che resta dell’antico castello distrutto durante le rivolte medievali.
La sua esistenza è documentata negli Statuti di Romano del 1315. La torre svolgeva una funzione di avvistamento e di allarme: in caso di pericolo, gli uomini del borgo venivano richiamati “con grida” per organizzare la difesa.
La struttura misura circa 5,50 per 5,40 metri alla base e raggiunge un’altezza di circa 27 metri. In origine era più bassa, terminava con una merlatura e non possedeva l’attuale cella campanaria, aggiunta in un momento successivo.
Un dipinto realizzato intorno al 1800 mostra l’aspetto originario del monumento prima della trasformazione in torre civica. Con l’aggiunta dell’orologio e delle campane, la costruzione perse gradualmente la sola funzione militare e divenne un punto di riferimento per la vita quotidiana della comunità.
La torre è costruita prevalentemente in mattoni, senza particolari decorazioni. Le mura raggiungono alla base uno spessore di circa 1,60 metri e sono formate da due paramenti murari, con uno spazio interno riempito da pietre, frammenti di laterizio e malta.
L’antico ingresso sopraelevato della Torre
Uno degli elementi più interessanti della Torre Quadrata è l’antica porta d’accesso, collocata a circa sei metri dal piano di campagna.
Nel Medioevo si raggiungeva probabilmente mediante una scala di legno o di corda, che poteva essere ritirata in caso di attacco. Questa soluzione impediva agli aggressori di entrare facilmente nella struttura e permetteva alle guardie di isolarsi al suo interno.
Sulla parete occidentale è visibile una profonda fenditura provocata da un fulmine che colpì la torre alla fine dell’Ottocento. La lesione è diventata parte della storia del monumento e testimonia la solidità di una costruzione sopravvissuta a guerre, demolizioni e fenomeni naturali.
Il parco che circonda la torre offre una piacevole area verde e permette di osservare il paesaggio morenico intorno a Romano Canavese.
Il ricetto medievale e le antiche porte
Il ricetto era lo spazio fortificato nel quale gli abitanti potevano trovare riparo e conservare raccolti, animali e beni preziosi durante guerre e saccheggi.
A Romano Canavese non è giunto integro, ma le strutture superstiti permettono ancora di riconoscerne l’organizzazione. La Porta Nord conserva i segni dell’antico ponte levatoio, mentre la Porta Meridionale è collegata alla chiesa di Santa Marta.
Camminando tra le due porte si attraversa il cuore più antico del paese. Le abitazioni sorte lungo l’antico perimetro hanno inglobato parti delle mura e delle torri, creando una stratificazione architettonica particolarmente interessante.
Il ricetto rappresenta una delle testimonianze più importanti del passato medievale di Romano Canavese e merita di essere valorizzato insieme alla Torre Quadrata.
Le chiese di Romano Canavese
Tra gli edifici religiosi più interessanti si trova la chiesa di Santa Marta. Fino al 1843 fu la parrocchiale del borgo, dedicata a San Pietro; dopo la costruzione della nuova chiesa assunse il titolo attuale e venne utilizzata dall’omonima confraternita.
La struttura si appoggia alla torre-porta meridionale del ricetto e ingloba parti dell’antica cinta muraria. L’interno presenta tre navate irregolari, mentre l’aspetto attuale conserva diversi interventi realizzati nel corso dei secoli.
La chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Solutore venne invece costruita a partire dal 1829 e completata nel 1843. Le sue forme neoclassiche si distinguono nettamente dalle architetture medievali del ricetto.
Nel territorio si trovano anche l’antica chiesa di San Solutore, la cappella di San Rocco e la chiesa di Santa Maria delle Grazie nella frazione Cascine.
Il Carnevale e i fagioli grassi
Il Carnevale è una delle tradizioni più sentite di Romano Canavese. I personaggi principali sono il Console e la Domina, figure che guidano simbolicamente la festa e partecipano alle cerimonie del paese.
Uno dei momenti più caratteristici è la preparazione dei fagioli grassi. La cottura avviene lentamente durante la notte nei grandi paioli, chiamati localmente paroj, accesi nella piazza della chiesa parrocchiale.
La ricetta prevede fagioli e cotiche, il cui grasso insaporisce il piatto senza richiedere l’aggiunta di altri condimenti. Le foglie di alloro contribuiscono a creare l’aroma caratteristico.
La mattina successiva i fagioli vengono distribuiti agli abitanti del centro e della frazione Cascine. È una consuetudine che unisce gastronomia e vita comunitaria, mantenendo vivo il legame con la cucina povera delle famiglie contadine.
La tradizione dei fagioli grassi è diffusa anche in altri comuni del Canavese, ma ogni paese conserva modalità di preparazione, personaggi e rituali propri.
Il Giugno Romanese e la festa di San Prospero
La vita del paese è animata anche dal Giugno Romanese, un calendario di appuntamenti culturali, sportivi, musicali ed enogastronomici.
Nel parco della Torre e negli altri spazi pubblici vengono organizzate serate dedicate alla cucina locale, spettacoli e momenti di incontro. Le grigliate propongono costine, salamelle, tomini e altre specialità piemontesi accompagnate dalla tradizionale bagna verde.
Tra la fine di agosto e l’inizio di settembre si celebra invece la festa patronale di San Prospero. Il programma comprende generalmente serate gastronomiche, musica, iniziative religiose e momenti dedicati alla comunità.
Uno degli appuntamenti più apprezzati è la cena dei bolliti piemontesi, serviti con le salse tradizionali. Tra queste non può mancare il bagnet verd, preparato con prezzemolo, aglio e altri ingredienti che variano a seconda della ricetta familiare.
Date e programmi possono cambiare ogni anno. Prima della visita è quindi consigliabile consultare il calendario del Comune di Romano Canavese.
La Fondazione Arte Nova e la cultura Liberty
Romano Canavese ospita anche la Fondazione Arte Nova, istituzione culturale nata nel 2011 per iniziativa di Giorgio Lorenzon e Cristina Ariagno.
La fondazione, senza fini di lucro, si occupa della diffusione e dello studio della cultura del primo Novecento, con particolare attenzione al Liberty e all’Art Nouveau.
La sua attività comprende mostre, conferenze, incontri musicali, pubblicazioni e collaborazioni con musei, università e istituzioni culturali. Nel tempo ha partecipato a progetti ed esposizioni organizzati con realtà come la Reggia di Venaria, Palazzo Madama di Torino e altre importanti sedi italiane.
Attraverso queste iniziative la Fondazione Arte Nova ha contribuito a creare un legame tra Romano Canavese e il patrimonio Liberty del Piemonte, valorizzando il paese come luogo di produzione e divulgazione culturale.
Calendari, progetti e modalità di visita possono essere consultati sul sito ufficiale della Fondazione Arte Nova.
La natura intorno a Romano Canavese
Il territorio non conserva soltanto testimonianze storiche. Romano Canavese è inserito nel paesaggio dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea, modellato in epoche remote dai ghiacciai.
Boschi, vigneti, aree agricole e colline circondano il paese, offrendo percorsi adatti a passeggiate e itinerari in bicicletta.
Di particolare interesse è la Palude di Romano Canavese, zona umida riconosciuta per il proprio valore ambientale. L’area offre rifugio a diverse specie vegetali e animali e rappresenta un ambiente raro all’interno del paesaggio agricolo canavesano.
La presenza del torrente Chiusella aggiunge un altro elemento naturalistico e storico. Lo stesso corso d’acqua che oggi accompagna passeggiate e percorsi nel verde fu teatro della battaglia napoleonica del 1800.
Perché visitare Romano Canavese
Romano Canavese non è una delle destinazioni più conosciute del Piemonte ed è proprio questo uno dei motivi per scoprirlo.
Il borgo permette di attraversare più di duemila anni di storia: dalle tracce dell’organizzazione romana alle fortificazioni medievali, dalle vicende napoleoniche alla tradizione della seta, fino allo sviluppo industriale del Canavese.
La Torre Quadrata e il ricetto raccontano il passato difensivo del paese. Le chiese e i palazzi mostrano le trasformazioni avvenute nei secoli, mentre il Carnevale, i fagioli grassi e la festa patronale mantengono vivo il patrimonio popolare.
La Fondazione Arte Nova aggiunge infine un elemento inaspettato, facendo di questo piccolo centro un punto di riferimento per lo studio e la divulgazione del Liberty.
Romano Canavese è una meta adatta a chi ama i borghi da esplorare senza fretta e desidera conoscere un Piemonte meno turistico, tra storia, tradizioni e paesaggio.