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Il borgo di Castelsardo sul promontorio con il Castello dei Doria in cima, visto dal porticciolo turistico
Gianni Careddu / Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0)
Racconta il borgo 6 min di lettura

Visitare Castelsardo: 2 giornate in giro per il borgo

Castelsardo, borgo medievale sul promontorio della costa nord della Sardegna: il castello dei Doria, i cestini intrecciati, il Museo dell’Intreccio e la Roccia dell’Elefante.

Nella Gallura, la parte più a nord della Sardegna, sorge il borgo medievale di Castelsardo, uno dei più belli e caratteristici dell'isola.

Tanti appassionati di Borghi Italiani si sono ritrovati per esplorare l'affascinante borgo di Castelsardo in Sardegna.

Il gruppo di Borghi Italiani durante l’uscita alla scoperta del borgo di Castelsardo
Uscita di Borghi Italiani a Castelsardo

Un pomeriggio tra mare e centro storico

Arrivati a Castelsardo per pranzo, con un gruppo variegato da tutta la Sardegna, pronti a esplorare il bel borgo da cima a fondo in un weekend, l'interesse è stato subito calamitato dal mare.

Passeggiata sul lungomare e poi verso il porticciolo turistico raggiungendo uno dei punti panoramici più belli da cui vedere e fotografare il borgo e il porto in una prospettiva interessante.

Il borgo è adagiato su un promontorio sul mare e si sviluppa in altezza. La storia del borgo è molto antica: fu fondato nel 1270 dalla famiglia genovese dei Doria. Con la dominazione spagnola di 300 anni cambiò addirittura nome in Castelragonese. Questa fase ha lasciato sicuramente influenze e il suo fascino nella cultura e tradizioni del borgo.

La parte bassa di Castelsardo, la spiaggia e il porticciolo turistico visti dall’alto del Castello dei Doria

Dal castello si vedono la città bassa, la spiaggia e il porticciolo

Le imbarcazioni ormeggiate nel porto di Castelsardo, borgo di pescatori della costa nord della Sardegna

Dal porto salpano ancora le barche dei pescatori

1. Castelsardo: un borgo ricco di tradizioni

Castelsardo è un borgo in cui le tradizioni sono rimaste vive, grazie agli abitanti che continuano come artigiani a produrre i loro manufatti unici, distintivi del luogo. Durante il weekend abbiamo potuto assistere alla creazione delle diverse manifatture.

Un borgo di pescatori, dove il mare, elemento importante è ancora fonte di sostentamento per la popolazione.

I pescatori salpano dal porto con le loro imbarcazioni coloratissime. Abbiamo incontrato il signor Antonio, un pescatore ormai in pensione che ci ha raccontato con amore la sua esperienza e ci ha mostrato in diretta la creazione di una delle tradizioni di Castelsardo: la nassa.

La nassa è una rete particolare costruita in giunco. Un caso esemplare di realizzazione di intreccio attraverso questa pianta utilizzata spessp nella cultura sarda e del borgo di Castelsardo. I pescatori costruivano personalmente le loro nasse nei mesi invernali quando il cattivo tempo impediva la navigazione in mare. Ovviamente ora non so utilizzano quasi più per la pesca visti i materiali moderni più resistenti ma è rimasta viva questa tradizione, che come vedremo, è raccontata anche nel bellissimo Museo dell'Intreccio.

Le nasse variano nelle dimensioni in base al tipo di pescato da catturare. Si costruisce inizialmente una spira portante fatta di piccoli rami di fibra di mirto che costituisce l’imboccatura della nassa. I rami si legano con del filo di nylon, i mazzetti di giunco che seguiranno una determinata angolatura in modo da conferire la forma desiderata alla tramatura della campana in un intreccio affascinante.

Un'altra tradizione che abbiamo potuto scoprire importantissima per il borgo è quella dei famosi Cestini di Castelsardo. In tutto il borgo le signore artigiane, sedute sulla soglia dei loro usci creano queste meraviglie colorate portando avanti una tradizione antichissima.

Abbiamo potuto assistere live anche a questa tecnica manifatturiera: agilmente l'arte dell'intreccio dà vita a questi canestri che venivano usati principalmente per il pane e per contenere il cibo. Ora la bellezza di questa manifattura ha portato l'interesse dei turisti ai cestini come oggetti da appendere, grazie ai disegni e i colori che richiamano anche la sardità dell'oggetto.

Oltre il tipo di cestino "Canestro" l'altra cesta caratteristica di Castelsardo è la pòntina che ha una forma cilindrica ed è dotata di coperchio. È un cestino molto più capiente. La pòntina veniva impiegata per mantenere freschi e puliti i legumi e all'occorrenza la biancheria.

Una scalinata fra le case di Castelsardo che scende verso il mare, con il campanile a cupola maiolicata

Il borgo si sviluppa in altezza: scalinate e vicoli scendono verso il mare

2. Il Castello

Come dice il nome stesso, e essendo un borgo antico, non poteva certamente mancare il Castello a Castelsardo. Il Castello dei Doria, edificato intorno al 1200, sorge sulla cima del promontorio e dalla sua altezza sorveglia il borgo dalle basse casette colorate e dai vicoli stretti.

Oggi il Castello si presenta ben conservato grazie alla sua lontananza dalla costa che ha limitato gli effetti di erosione tipici delle località di mare. Chiamato inizialmente Castel Genovese era stato costruito insieme al borgo come repubblica cittadina, secondo il modello ligure con il proprio codice di legge, gli Statuti di Galeotto Doria e il motto “Pax et Bonum Rempublicam conservatore” a protezione del commercio marittimo del territorio con la città di Genova.

Il castello è circondato da un anello a muro ancora completo e colpisce per la roccia della montagna in cui è incastonato. Gli edifici interni con diversi livelli e altezze dei piani, di cui oggi sono conservate sette case separate, sono collegati da una stradina. Il lato occidentale è rivolto verso il mare. L'accesso si trova da est a nord attraverso una ripida rampa. La visita al Castello, guidata dagli operatori del Comune di Castelsardo, è durata quasi una mattinata.

Il Castello dei Doria di Castelsardo incastonato nella roccia sulla cima del promontorio

Il Castello dei Doria, incastonato nella roccia sulla cima del promontorio

La salita acciottolata che porta all’ingresso del Castello dei Doria, lungo l’anello di mura di Castelsardo

La rampa acciottolata che porta all’ingresso del castello

Per scoprire un altro borgo sardo di pescatori e con un castello altrettanto maestoso leggete l'articolo che racconta di Bosa.

Per finire la visita al Castello, sempre all'interno della maestosa struttura abbiamo potuto visitare il Museo dell'Intreccio, la tradizione più importante per Castelsardo.

3. Il Museo dell'Intreccio

Il M.I.M. (Museo dell'Intreccio Mediterraneo) è un museo che ci ha affascinato sia per l'originalità dell'esposizione, tutta basata sull'arte dell'intreccio, sia per il grande spazio occupato dalle creazioni artigianali e allestito con cura.

Una sala del Museo dell’Intreccio Mediterraneo dentro il castello di Castelsardo, con i cesti esposti in teca
Una sala del Museo dell’Intreccio Mediterraneo, dentro il castello

Sul sito del Museo potrete trovare più informazioni e immagini.

4. Subito fuori dal borgo di Castelsardo

Le bellezze del borgo non sono finite. Abbiamo potuto esplorare anche i dintorni andando a visitare per finire il tour un luogo che parla di una storia ancora più antica.

Nei pressi del borgo, a circa 4 km, una roccia molto caratteristica si trova a bordo strada. La forma è subito riconoscibile dalla lunga probiscide: si tratta di un elefante.

La cosidetta Roccia dell'Elefante è un grosso masso di trachite di color ruggine eroso dagli agenti atmosferici che gli hanno conferito il singolare aspetto di un pachiderma seduto.

Oltre ad una certa importanza turistico-paesaggistica, la roccia dell'Elefante è importante anche dal punto di vista archeologico per le domus de Janas, uan particolare architettura della Sardegna antica, contenute al suo interno risalenti al periodo pre-nuragico.

La Roccia dell’Elefante vicino a Castelsardo, masso di trachite eroso con le domus de Janas scavate all’interno
La Roccia dell’Elefante: nel masso si aprono le domus de Janas

Speriamo di poter tornare presto in questo borgo che ci ha affascinato non solo per la bellezza e per la storia ma soprattutto per le tradizioni ancora vive e valorizzate.

Crediti immaginiFotografie di Gianni Careddu, Dieglop, JoJan, Holger Uwe Schmitt e Soniad1975, da Wikimedia Commons, riutilizzate con licenza CC BY-SA 4.0 e CC BY 3.0. La veduta dal castello è di KrovatarGERO, in pubblico dominio. La foto del gruppo è dell’archivio Borghi Italiani.

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Domande frequenti

Dove si trova Castelsardo?
Sulla costa settentrionale della Sardegna, in provincia di Sassari, affacciato sul Golfo dell’Asinara. Il borgo è adagiato su un promontorio sul mare e si sviluppa in altezza, con il castello sulla cima.
Chi ha fondato Castelsardo?
La famiglia genovese dei Doria, che vi costruirono il castello e la città murata secondo il modello ligure, con un proprio codice di legge — gli Statuti di Galeotto Doria — e il motto “Pax et Bonum Rempublicam conservatore”, a protezione del commercio marittimo con Genova.
Perché Castelsardo si è chiamata Castelragonese?
Il borgo nacque come Castel Genovese sotto i Doria. Con la dominazione spagnola, durata circa trecento anni, cambiò nome in Castelragonese: una fase che ha lasciato influenze evidenti nella cultura e nelle tradizioni del paese.
Com’è il Castello dei Doria di Castelsardo?
Sorge sulla cima del promontorio ed è ben conservato, anche grazie alla distanza dalla costa che ne ha limitato l’erosione. È circondato da un anello di mura ancora completo e incastonato nella roccia della montagna; degli edifici interni si conservano sette case separate collegate da una stradina, con l’accesso da est attraverso una ripida rampa.
Cosa sono i cestini di Castelsardo?
Sono i canestri intrecciati che le artigiane del borgo realizzano ancora oggi sedute sulla soglia di casa, portando avanti una tradizione antichissima. Venivano usati soprattutto per il pane e per contenere il cibo; oggi i colori e i disegni li hanno resi anche oggetti da appendere.
Cos’è la pòntina?
È l’altra cesta caratteristica di Castelsardo, oltre al canestro: ha forma cilindrica, è dotata di coperchio ed è molto più capiente. Serviva a mantenere freschi e puliti i legumi e, all’occorrenza, la biancheria.
Cos’è la nassa?
Una rete da pesca costruita in giunco. I pescatori la realizzavano personalmente nei mesi invernali, quando il cattivo tempo impediva di navigare. Si parte da una spira portante in fibra di mirto, che forma l’imboccatura, e si legano con filo di nylon i mazzetti di giunco secondo una determinata angolatura. Oggi non si usa quasi più per pescare, ma la tradizione è rimasta viva.
Cos’è il Museo dell’Intreccio Mediterraneo?
Il M.I.M., allestito all’interno del Castello dei Doria, è un museo interamente dedicato all’arte dell’intreccio, con un grande spazio riservato alle creazioni artigianali del territorio. È la tradizione più importante di Castelsardo.
Cos’è la Roccia dell’Elefante?
Un grosso masso di trachite color ruggine che si trova a bordo strada a circa quattro chilometri dal borgo. L’erosione degli agenti atmosferici gli ha dato il singolare aspetto di un pachiderma seduto, con tanto di proboscide.
Cosa sono le domus de Janas?
Una particolare architettura funeraria della Sardegna antica, risalente al periodo pre-nuragico. Alcune sono scavate all’interno della Roccia dell’Elefante, che per questo ha un valore archeologico oltre che paesaggistico.

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